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Notizie dal mondo : Bloccato l'accesso a YouTube in Turchia
Su Ataturk, il padre della patria e della Turchia moderna, non è permesso scherzare né tanto meno esprimere giudizi che non siano perfettamente allineati con la storiografia ufficiale...

Chi trasgredisce questo comandamento rischia grosso, perché Ataturk è diventato, nel tempo, e al di là degli evidenti e universalmente riconosciuti meriti storici di modernizzazione del Paese, una sorta di icona della religione laica su cui si fonda il sistema politico della Turchia moderna. Così,invece di rispettare laicamente le diverse interpretazioni in una sana dialettica democratica, il tribunale di Istanbul ha ordinato, senza mezzi termini, di oscurare il sito YouTube in Turchia, perché il portale, da poco acquistato da Google, conterrebbe materiale ritenuto offensivo nei confronti di Ataturk. Ai cybervisitatori turchi su YouTube si presenta il messaggio, in inglese e in turco: «L'accesso a questo sito è stato bloccato in seguito alla decisione dell'autorità giudiziaria».

Come spesso accade da queste parti (dai tempi di Omero in avanti) tutto è cominciato da una guerra "virtuale" tra greci e turchi, questa volta su YouTube che è stato argomento di discussione rovente sulla stampa turca. Una battaglia a colpi di video e insulti senza esclusione di colpi. Finché è arrivato il filmato "galeotto"che descrive Ataturk e i turchi come omosessuali. Scandalo! A quel punto sono arrivate migliaia di mail di protesta al sito di YouTube, al punto che il video incriminato è stato eliminato in fretta e furia, secondo quanto riferito ieri dal quotidiano Hurriyet.

Offendere Ataturk o la "turchità" è un reato punibile con la detenzione in base al famigerato articolo 301 del Codice penale (quello usato contro il Nobel per la letteratura, Orhan Pamuk). A quel punto Turk Telecom, monopolista locale di telefonia fissa e internet, ha prontamente bloccato gli accessi a YouTube. Ma sarà la Commissione di Bruxelles a far sentire la sua voce: la censura di Ankara non mancherà di rallentare ulteriormente il già difficile e travagliato cammino verso l'Europa, culla della libertà di espressione (e di video).

Fonte: il Sole 24 Ore



08/03/07

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