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Notizie dal mondo : "Al Qaida non esiste"
Il ministro della Sicurezza interna americana, Michael Chertoff, prima, il presidente George Bush dopo. A ridosso degli sventati attacchi sui cieli di Londra entrambi si sono affrettati a ripetere la stessa frase che si sente dall'11 settembre in poi: "Gli Usa intravedono l'impronta di Al Qaida". "Al Qaida non esiste più", è invece la ferma e convinta opinione del rinomato esperto di sicurezza e strategia, Albert Stahel, dell'Università di Zurigo. Malgrado Al Qaida sia diventata un'etichetta cui fa riferimento un'imprecisata serie di organizzazioni armate, favorevoli al ripristino di un Islam "delle origini", essa è ritenuta diretta responsabile (e in vari casi ha rivendicato esplicitamente le proprie responsabilità) o indiretta ispiratrice di feroci atti terroristici che, negli ultimi anni, hanno duramente colpito il Kenia, la Somalia, il Libano, lo Yemen, l'Indonesia, l'Egitto, l'Iraq, la Spagna, la Gran Bretagna e gli USA. Ma dice Stahel: "Con la caduta del regime talebano in Afghanistan nell'autunno del 2001 è caduta anche la rete di Al Qaida".

"I provvedimenti intrapresi dai responsabili e dalle autorità britanniche e statunitensi in caso di attentato terroristico sono 'normali' e 'necessari'. Il più delle volte però, come nel caso dello sventato attentato di Londra, la minaccia terroristica viene 'pompata' a favore dei media. Questo ha poi anche lo scopo di introdurre misure restrittive e leggi anti-terrorismo in stile Patriot Act che riducono le libertà personali dei cittadini." Stahel dichiara che siamo di fronte ad un "teatro politico". Anche le informazioni dirette verso il pubblico vengono accuratamente filtrate e indirizzate solo in certe direzioni. In effetti, il nome Al Qaida genera sempre attenzione su giornali e in tv. E spesso genera psicosi. "Al Qaida è oggi divenuto il pretesto per ogni attacco terroristico, è diventato per Bush il simbolo del terrorismo", aggiunge l'esperto che precisa che le strutture terroristiche ad oggi sono molto più complesse.

"Dall'altro canto, lo sventato attacco sugli aerei tra Londra e gli Usa di presunti terroristi appartenenti ad Al Qaida, può anche giovare alla politica interna di Bush", sottolinea l'esperto: infatti, tra pochi mesi, a novembre, ci saranno le elezioni per il Congresso negli Stati Uniti. E i Repubblicani di Bush sono ai ferri corti, sempre per la interminabile guerra in Iraq, che potrebbe rivelarsi per loro questa volta un boomerang ai seggi. L'ultimo sondaggio effettuato dalla CNN rivela: il 60% degli americani è contrario alla guerra in Iraq. Il sondaggio realizzato dalla "Opinion Research Corporation" del 9 agosto scorso inoltre ha segnalato il più alto livello di insoddisfazione negli Usa per la situazione irachena da quando le forze americane sono entrate nel paese, nel 2003. Quando la guerra prese il via, più di tre anni fa, il sostegno all'iniziativa del presidente George Bush in Iraq era del 72%.

Adesso, secondo la CNN, la percentuale si è radicalmente dimezzata: solo il 36% degli americani sono a favore delle operazioni militari in Iraq. Ma Bush dichiara: "Gli Stati Uniti sono in guerra contro i fascisti islamici e questo attentato sventato ce lo ha ricordato in modo netto. Il nostro governo farà tutto il possibile per proteggere il nostro popolo da questi pericoli. E'un errore pensare che oggi siamo completamente al sicuro, è uno sbaglio credere che non ci siano minacce contro di noi".

Fonte: Dagospia



12/08/06

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